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Il canale dei lucci

Scritto da Lino Sala.

Ore sette, il gracchiare della sveglia non mi trova impreparato. Dopo che mi sono vestito, preso un caffè bollente, sono sceso in cantina, dove tengo tutta la mia attrezzatura da pesca e mi accorgo che non ci sono i cavetti d'acciaio. Mi chiedo, dove siano, guardo sotto, guardo sopra, non ci sono, non riesco a trovarli, sto perdendo la pazienza quando guardo in una scatola di mio figlio e finalmente "eccoli!". Sento il clacson dell'auto di Marco, risalgo guardo il cielo, è coperto c'è una nebbiolina niente male. La giornata è tiepida, fa quasi chiaro e finalmente si parte. In auto si discute sul luogo da scegliere, se andare sul fiume, in barca, oppure su qualche canale. Si sceglie il canale. Il fiume è troppo alto, inoltre l'acqua è molto sporca per la pioggia dei giorni precedenti. È un canale di derivazione di una centrale elettrica con acque appena mosse per opera di alcuni scivoli che creano un turbine d'acqua a valle. Questi scivoli sono interessanti sia in estate che in autunno. In queste acque il luccio è molto presente, vi trova il suo habitat naturale anche per la frega. Infatti ai lati del canale vi sono delle rogge e fontanili con acqua purissima, il fondo è tappezzato da alghe filamentose. Nel canale il luccio vi trova cibo in abbondanza costituito da vaironi, cavedani e scardole. Con Sergio e Marco, mi sono chiesto mille volte del perché non si tutelino adeguatamente queste acque!....Arrivati sulle sponde del canale, montiamo le canne, si sceglie l'artificiale e si mette il filo d'acciaio. Marco si accorge di non averlo; è da casa che il terminale d'acciaio mi tormenta. Si pesca con minnow, ondulante e rotante. Lanciamo al centro del canale, facciamo derivare l'artificiale e poi iniziamo il vero recupero sottosponda. L'artificiale tocca il fondo del canale, lastricato da grosse pietre miste a ciuffi d'erba, l'artificiale di Sergio si blocca improvvisamente, ma non è l'erba e neanche un masso, ma un luccio sul chilo che ha la punta dell'artificiale in fondo alla gola; è molto difficile il processo di slamatura. Optiamo per tagliare l'ancorina, ma il luccio sanguina, finalmente togliamo l'ancorina, ma ormai il luccio è morto. Osserviamo ora il luccio da vicino, ha delle striature, tanto da farmi pensare ad un luccio dell'Est. Infatti è impossibile che risalgono dall'Adda o arrivino dal canale che da acqua alla centrale elettrica, in quanto esistono salti d'acqua che neanche un salmone riuscirebbe a saltare. Dopo il trambusto della prima preda, sul canale è ritornata la calma interrotta solo dal fuggi fuggi di una folaga spaventata, che vola sull'altra sponda; le scardole hanno ripreso a ballare sui moscerini, qualche gabbiano si agita sull'acqua in cerca di cibo. Frattanto è iniziato a piovere, una pioggerellina fitta, fitta che assomiglia molto alla nebbia, creando una situazione , un clima quasi surreale, un atmosfera piena di sorpresa. Si prosegue lungo il canale con fitti lanci a raggiera, l'artificiale è a filo di sponda quando sento una botta sulla canna. Inizia la lotta, mi chiedo se tutto è a posto con l'attrezzatura, la risposta viene da sé in quanto il luccio è sulla sponda, aspetta solo di essere fotografato e liberato. Sarà sui due chili, rispetto al primo, quello preso da Sergio è molto più chiaro con le pinne di un rosso quasi vivo. Non fatico a slamarlo in quanto è stato agganciato nell'angolo della bocca con un mono amo senza ardiglione. Ora ha smesso di piovere, siamo arrivati a uno dei famosi ponti. Si lancia vicino ai pilastri del ponte, Marco è poco più lontano da noi, le scardole hanno smesso di bollare, c'è un silenzio premonitore interrotto solo dal grido di Marco: "è bello grosso!". Gli chiediamo di non gridare, di concentrarsi sul salpaggio del pesce. Il luccio si agita molto, è a fil d'acqua con una scodata sembra che si voglia liberare. Infatti si libera, ha tranciato il filo di nylon con in bocca il minnow di Marco. Marco è in preda alla disperazione, poteva essere il luccio della stagione, il luccio stimato da Marco è sui quattro chili, non male. Marco continua a tormentarsi, chiede un cavetto di acciaio che viene subito montato sul finale. Ora siamo sopra al ponte, ci fermiamo a fumare una sigaretta. Ora Marco è tranquillo e dice: "dovrò rifare quel minnow da 30 grammi, ma che galleggi". Sta spuntando un timido sole, si fa qualche timido lancio dal ponte; si sentono le grida di Marco, ora non sono grida di disperazione, ma di gioia, infatti ha agganciato un altro luccio che sarà sul chilo, è molto vispo, ma ora c'è il cavetto.già sempre lui. Sono partito da casa con il cavetto d'acciaio sempre presente continuando una discussione che ci creava una preoccupazione di non poco conto. Qualcosa doveva succedere ed è successo; questa è la pesca, non fatta di sole catture, ma di sensazioni.

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