L’attività 2019 2020 prosegue con successo e qualche novità.

Nonostante le gravi difficoltà occorse a causa della pandemia scoppiata proprio nel pieno del periodo riproduttivo della trota e del luccio, i volontari sono riusciti a condurre a termine prima e ad avviare poi progetti di rilievo per l’impianto dell’Adda post lacuale.

Marmorata
Il dicembre 2019, almeno per la specie in questione presente nell’Adda, sarà ricordato come uno degli anni peggiori: immediatamente a conclusione della fase di deposizione naturale in fiume, una piena importante ha devastato la maggior parte dei già scarsi nidi censiti e provocato la conseguente perdita dell’annata riproduttiva. Non è certo la prima volta che ciò accade ma per una popolazione già numericamente ridotta da numerose insidie ambientali e non, potrebbe rappresentare un evento catastrofico. Assume dunque ancor maggior rilievo la disponibilità dello stock di riproduttori di Merlino che con l’annata entrante contribuiranno ad una nuova generazione di trotelle.

Luccio
Del successo riproduttivo e degli 80.000 luccetti del ‘19-‘20 si è già documentato e possiamo dire di essere quasi alla vigilia del censimento che dovrà accertare l’efficacia dei ripopolamenti effettuati tuttavia una novità forse più importante caratterizzerà i prossimo mesi. Ad oggi, la selezione degli esemplari destinati alla riproduzione è avvenuta impiegando i parametri che caratterizzano il fenotipo dell’Esox cisalpinus (livrea, raggi delle pinne ecc.) elementi che, per quanto significativi, non sono sufficienti a certificare al di là di ogni dubbio l’appartenenza dei soggetti selezionali alla popolazione autoctona. Il prosieguo dell’attività richiede dunque un salto di qualità: l’accertamento genetico sui soggetti appartenenti alla popolazione disponibile e impiegati come riproduttori.
Con la collaborazione dell’Istituto Spallanzani di Rivolta d’Adda si procederà all’indagine genetica dei soggetti disponibili ed al loro rilascio nel contesto di provenienza previa microcippatura. Il progetto persegue due obiettivi tra loro correlati: individuare su base genetica i soggetti appartenenti alla specie autoctona, assicurare che la produzione delle prossime generazioni non incorra in indesiderati fenomeni di inbreeding conseguenti ad una riproduzione entro il medesimo gruppo. Un passo in avanti che àncora l’attività di Merlino alla tutela della biodiversità, accentua la propensione per un approccio scientifico nella definizione di protocolli solidamente sperimentati ed assicura un deciso incremento della qualità del materiale ittico trattato.

Savetta
Se marmorata e lucci costituiscono le specie di riferimento costante per l’attività dell’incubatoio, ciò non significa che ricerca e sperimentazione sulle potenzialità dell’impianto si limitino a quella sole. L’oggetto vero della sperimentazione, infatti, non è tanto la produzione di specie ittiche (per questo non manca una grande varietà di letteratura scientifica) quanto la produzione in questo impianto, per la tipologia di risorse disponibili (temperatura e qualità dell’acqua, dimensione e varietà delle vasche ecc.) ivi comprese quelle rappresentate dalla ventina di volontari che dedicano tempo, sforzi, idee organizzazione e, non ultimo, per le disponibilità economiche a fronte di un apporto pubblico di scarsa entità. In sostanza una scommessa giocata insieme al Consorzio Irrigazioni Cremonesi che con noi prova come sia possibile guardare al futuro e coniugare interessi ambientali e interessi economici.
Nel corso del 2019 si sono prodotte alborelle, il 2020 è la volta delle savette.
La disponibilità di un buon parco riproduttori presente nel corso del Gambero (corso d’acqua dell’Adda derivata dal del canale Vacchelli e asservito dalla Regione alla necessità dei riproduttori per le attività ittiogeniche dell’incubatoio) ha consentito nel mese di maggio il recupero e la fecondazione artificiale di 20.000 di uova di Chondrostoma soetta fatte schiudere nei truogoli. Le larve, alimentate con alghe e successivamente svezzate con mangime, hanno consentito di definire i parametri di produzione assicurando una ulteriore accertata possibilità di contribuire alla sopravvivenza di una specie endemica dell’Adda oggi numericamente così ridotta da essere a rischio di estinzione.