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Una mattinata con il diavolo verde

Scritto da Manolo Sala Pietro.

Ore 7.30. Finisco di dare consegna ai colleghi mattutini, scendo negli spogliatoi, mi cambio, risalgo e tra una chiacchiera e una risata termino di fare colazione al bar con le mie turniste della notte. Parto dal Niguarda alle ore 8.30, mi dirigo in tangenziale, vedo il solito ingombro di autovetture, tir e moto…cazz…cambio direzione e mi immetto nella strada statale, anche qui casino, ma meno per fortuna. Tra uno sbadiglio e l’altro canticchio con la radio, penso e rifletto sul turno notturno appena trascorso…va be….; butto un occhio sul display dell’auto, sono di già le 9.00 e sono ancora a Milano…uff...

Guardo fuori, ancora caldo torrido d’Africa nera, infatti anche il termometro della C3 non mi smentisce e siamo già 30°C alle ore 9.00. Trenta gradi? Trenta gradi! Giornata assolata, cielo terso da nubi, leggero vento. Un ottima giornata per stanare i black-bass! Telefono subito al “mio Vecchio” gli dico di preparare tutta l’attrezzatura da pesca che si parte e fanculo la stanchezza!

Viaggio, sfreccio, sorpasso e suono. Finalmente arrivo a casa. Puntualmente mia madre mi chiede come è andata la notte e io gli rispondo “come vuoi che sia andata? La solita….”

Mi rilavo per l’ennesima volta la faccia, mi cambio di fretta e furia, metto il costume e calzo i waders, carico le canne in macchina e riparto. Tempo 5 minuti arriviamo sul luogo di pesca. La brama alieutica mi assale non appena vedo i bass che bollano le libellule fuori dall’acqua (sembra quasi addirittura che piovesse!); la stanchezza della notte incomincia a farsi sentire, ma chissene…come si fa a resistere davanti a questa delizia? Per fortuna ho la canna già montata. Ci addentriamo in palude zitti zitti, quatti quatti ed entriamo in acqua. Ai primi lanci facciamo i soliti boccaloni da 20cm, si è vero piccoli, ma che ti danno sempre grandi soddisfazioni. Intanto che godo per avere finalmente le palle al fresco, mio padre ne aggancia subito uno da 50cm. Non male! Le solite foto di rito e vai col release!

Io proseguo più avanti, sempre attento a non disturbare, procedo come un felino in caccia della sua preda. Vedo uno spot-delizia: erbai, tronchi, piante sommerse e una buca con tanta acqua. Innesco un grub senko spiombato per non far rumore e lancio preciso alla Micheal Jordan. Animo e dirigo l’esca sapientemente come un direttore d’orchestra dirige la sua orchestra. Pausa, attendo, animo. Strike! Strike! Sbaam! Vedo saltar fuori un indiavolato black-bass. Fa le capriole fuori dall’acqua, si dimena, picchia sul fondo, cerca un nascondiglio, dà le testate. Uno spettacolo vederlo, ma ancor di più sentirlo in canna! È davvero un gran pesce! Certe emozioni li provi solo se vai a pescare. Indietreggio, lo tengo con un po’ di fatica, l’ambiente è ristretto. Le sue piroette mi bagnano tutto, mi entra l’acqua nei waders…merda! va beh chissenefrega anche di questo, tanto fa caldo. Non si è slamato, c’è lo ancora in canna. Presa buccale con il pollice e indice e lo salpo fuori dall’acqua.

Lo guardo, lo studio, lo scruto come se fosse uno dei miei pazienti, come se fosse la prima volta che prendo un bass, ma con Lui è sempre la prima volta.

Lo stimo: è circa 50cm. Non male, non è un big e non mi interessa.

Lo immortalo con una foto e lo libero in acqua. Sì…è il momento più bello di quando vai a pescare, dopo che Lui ti ha regalato forti emozioni, tu gli regali la libertà e gli dico “ciao, alla prossima, bello!” e lui mi risponde con una codata e un guizzo che mi bagna per l’ennesima volta.

Nel frattempo è arrivato mezzogiorno (wow, sono oltre 12 ore che sono in piedi, fantastico!), sento che ci chiama qualcuno, ci giriamo e sono i nostri amici ortolani (“proprietari” di orti che si affacciano sul lago) e ci dicono “perché gli avete ributtati? - e robba buona!” il primo con accento siculo e il secondo con cadenza pugliese.

Sono velenosi! – sono pesci verdi, sono malati! (gli rispondiamo tra il serio e il faceto) (in realtà non sono ne malati ne velenosi, ndr). Veramente non avevo voglia di rispondere e spiegare la concezione nobile e divina dell’alieutica.

Chissà come mai in Italia la pesca viene ancora vista solo come fonte di sostentamento.

Qui non si va a pesca per mangiare ... perché pescare non è solo buttare l’esca nell’ignoto, ma è anche passione, etica, stile di vita ...

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