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Aspi in Adda

Scritto da Enzo Venturini.

Scortati da Mario Narducci arriviamo alla briglia sul fiume, l’Adda.

Nascondo a fatica un certo imbarazzo, sono abituato a pescare in fiumi che ora al cospetto  mi sembrano poco più di grandi fossi.

La corrente è fortissima e a valle della briglia sprigiona tutta la sua potenza creando onde e tingendo di bianca schiuma l’acqua, che altrove è di una limpidezza inaspettata.

Mario mi consiglia di “sparare” l’artificiale più lontano possibile, tenendo la canna inizialmente alta, per insidiare gli aspi più attivi, ed evitare di lasciare l’artificiale su uno dei mille ostacoli disseminati sul fondo del fiume.

Dopo qualche lancio a vuoto, rimango a bocca aperta nel veder  una sagoma argentea che rompe il bianco della schiuma, si libra in aria per un istante e si rinabissa nelle onde.

Un cavedano!, no dai…mai visto un cavedano cosi grosso!? Beh, avrei pensato ad un enorme cavedano se non fossimo a caccia di un suo “parente”: l’Aspio, simile si ma decisamente più grosso!

Il mio sguardo cade sulla mia attrezzatura, una lenza dello 0,20 che termina con il mio artificiale preferito, un ondulante arancione fluo, per l’occasione “raddoppiato”.

Cosi ha consigliato Mario: prendere due ondulanti identici, spogliarli delle ancorine e degli anellini,  montarli specularmente uno sotto l’altro, per poi ripristinare un anello e un ancorina, creando da due un unico artificiale, simile ma più pesante.

Guardo la lenza, il mio artificiale appesantito, l’acqua che scorre veloce e inizio a preoccuparmi; avrei fatto bene ad ascoltare gli esperti accompagnatori che consigliavano un resistente trecciato al posto della lenza: le mie armi sono spuntate.

Ma continuo a lanciare il “pacchetto” di ferro arancione oltre le onde, oltre la schiuma, verso la sponda opposta, senza mai realmente avvicinarla.

Recupero l’artificiale in maniera costante, ad una velocità media (già elevata, secondo i miei standard), ma ho l’impressione che sia più la forza dell’acqua a guidarlo che il mio richiamo.

Butto l’occhio alla mia destra e scorgo uno dei nostri con la canna arcuata in preda a quello che sembra un combattimento con un grosso pesce!

….ma mi sbaglio…la lotta è contro un tronco adagiato sul fondo che lentamente viene portato a riva.

Poi mi accorgo che la mia esca sta viaggiando proprio nella sua direzione, verso la zona in cui il mio compagno di pesca ha agganciato il fondo, e posso strane certo…se capita a me, perderò la mia esca preferita, anzi no, sono raddoppiate! Ne perderò due in un colpo solo!

Alzo la canna e recupero il filo più velocemente e…. stock!, un colpo secco la inarca, troppo tardi !!

Però sento che il fondo agganciato ha una strana vitalità, si sposta controcorrente e lentamente cede alla mia resistenza.

Dalla trasparenza dell’acqua si scorge presto una sagoma scura e lui…l’obbiettivo di giornata, l’Aspio dell’Adda, è mio!


 

 

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