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Una nuova specie per lo spinning?

Scritto da Mario Narducci.

Come ogni lanciatore di acqua corrente con una certa esperienza sa bene, è abbastanza comune agganciare saltuariamente barbi a spinning. Anzi in alcune occasioni –specie a ridosso della frega- può accadere di farne catture a ripetizione in maniera per nulla casuale, a dimostrazione di come anche il pesce dall’indole più tranquilla può in certe condizioni farsi saltare –come si dice- la mosca… oh pardon! l’artificiale al naso (qui è proprio il caso di dirlo).
Tanto per fornirne prova tangibile –ma chissà quanti altri potrebbero farlo- allego le immagini di una miniserie di catture avvenute l’estate scorsa intanto che con ogni buona volontà stavo tentando di “fregare” qualche cavedano in piccolo e noto corso della pianura lombarda.
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Come potete vedere si tratta di barbi “nostrani” (Barbus Plebeius) oltretutto di piccola taglia che -non sapendo di non essere stati classificati nel novero dei predatori- non avevano avuto remore ad aggredire il piccolo minnow (3 cm) utilizzato in quella situazione.
Del resto anche i nostri “nonni” sapevano bene che oltre una certa taglia i barbi (e se vogliamo dirla tutta anche le carpe) fanno fatica a coprire il proprio fabbisogno di proteine con una dieta a base di vegetali e piccoli invertebrati e perciò li insidiavano anche con piccoli pesci vivi.
La vera novità invece è stata introdotta dalla progressiva diffusione del barbo europeo (Barbus Barbus) di ben maggiore taglia e conseguente aggressività. Questo bel tomo in effetti ha ampiamente dimostrato di non farsi problema ad aggredire artificiali piuttosto corpulenti come crank, minnow e ondulanti in teoria destinati ai siluri che ne condividono l’habitat. Ancora una volta però si era trattato di catture saltuarie in grado di suscitare meraviglia ma non di far scattare la molla dell’insidia sistematica alla specie.
Qualcosa di più lo stavamo tentando da qualche anno con successo in estate, complice forse il concomitante periodo di frega capace di esaltare l’aggressività del barbo europeo, favorendo ripetute serie di catture intenzionali in particolari e ben individuate zone del fiume, poste per lo più a valle di sbarramenti. Tuttavia ancora una volta rimaneva l’intimo convincimento di trovarsi di fronte a situazioni occasionali particolarmente favorevoli, sia pure ripetibili nel tempo. Insomma non si credeva ancora abbastanza nella concreta possibilità di insidiare a spinning la specie.
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Le cose sono decisamente cambiate in virtù di una sequenza di esperienze maturate quest’inverno. Partiti con una nutrita schiera di amici alla ricerca dei grossi aspi che al termine della stagione fredda tendono a imbrancarsi per la riproduzione, in realtà abbiamo iniziato a catturare numeri impressionanti di barbi europei con una diversificata tipologia di esche artificiali.

In pratica una volta individuata la zona dove i barbi se ne stavano imbrancati in attesa di tempi migliori, ci eravamo accorti di come fosse sufficiente far derivare ondulanti, minnow o grub nei pressi del fondale per ottenere abboccate copiose, cui seguivano duelli emozionanti e prolungati per via dell’estrema energia di cui questi ciprinidi, abituati a dominare le correnti, sono dotati. In genere non si tratta dei consueti volenti attacchi tipici dei predatori bensì di decisi stop nella deriva dell’esca che poi risulta ben conficcata nella cavità orale.

Talora invece capita di agganciare il pesce anche al di fuori della bocca in svariate parti del corpo –in genere sulle pinne- ma l’impressione dopo aver accumulato una certa conoscenza è che non si tratti di eventi fortuiti o –peggio- dolosi, ma l’esito di musate velocissime del pesce sull’esca su cui la ferrata giunge per forza di cose in ritardo.
Che non si tratti di esemplari “rampinati” lo dimostra il fatto che i possibili agganci anomali avvengono in momenti in cui non si recupera l’artificiale e che pescando nello stesso tratto e nello stesso modo si rinnovano cambiando esca, come se il mutamento tornasse a risvegliare l’interesse dei pesci.
La verifica finale l’avevamo poi acquisita quella volta in cui in mezzo ai barbi erano abboccati un paio di siluri. Pensando a essi avevamo montato dei voluminosi pesci siliconici, continuando a catturare barbi come nulla fosse cambiato!
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Tuttavia molto meglio di tanti discorsi e ragionamenti, preferisco affidare alle immagini il compito di esprimere il concetto per cui una nuova inedita sfida è ufficialmente lanciata nel mondo dello spinning. Vi lascio perciò a esse con l’invito a provare di persona e a inviare al sito le foto delle vostre catture così da provare a documentarne insieme la consistenza. La sfida è lanciata: in bocca al barbo…
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