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COME STA LA REGINA? CONSIDERAZIONI SULLO STATO ATTUALE DELLA POPOLAZIONI DI TROTA MARMORATA E SUL SUO FUTURO.

Scritto da Federico Ielli.


Premessa

Era il lontano 1986, quando giovane laureato in Scienze Biologiche, iniziavo la mia collaborazione con il compianto Antonio Del Campana, allora dinamico direttore della testata "Pesca In, Fiumi, Laghi & Torrenti", concorrenziale ed innovativa rivista di settore, alternativa alla più nota e storica "Pescare". Erano bei tempi e io, fresco di laurea con una tesi sperimentale sulla biologia della trota marmorata del Torrente Avisio in Val di Fiemme, ero un giovane di belle speranze, con tanta fiducia nelle istituzioni (oggi un po' meno) e tanta passione dentro. La voglia di pescare, soprattutto a spinning, e di dare un contributo al miglioramento degli ambienti acquatici, mi fecero amare il mio mestiere e la mia tecnica preferita, quella che ritenevo la più consona al mio essere interiore. Poco bagaglio, una corta cannetta da lancio, un po' di artificiali e tanta fiducia. Poi, via di gamba, sicuro che, prima o poi, la bella di turno sarebbe stata mia. Ne uscirono tante e ne usci anche un volume: " La Trota Marmorata. Biologia della specie e pesca con le esche artificiali nelle acque italiane", edito da Ed.A.I., ormai quasi introvabile. Seguì la bella collaborazione con "Spinning", la prima rivista specifica del settore, ricca di contenuti e di firme d'autore, tra le quali quelle dei soci fondatori dello S.C.I. e amici Renzo della Valle, Roberto Cazzola, Riccardo Bocchino, e poi Luciano Cerchi, Erano bei tempi quelli, anche perché la tecnica, allora, era un po' meno importante di oggi. Poi il tempo è passato, io ho fatto della mia Laurea una professione, quella di ittiologo, al servizio, quando richiesto, dei vari Enti Pubblici e no. Gli studi sono proseguiti, anche nei confronti di altri salmonidi, con particolare riguardo alle tecniche di fecondazione artificiale negli incubatoi di valle. Gli orizzonti di pesca si sono ampliati, anche verso la ricerca di altre specie ittiche predatrici, ma la passione primordiale, quella per il salmonide che ritengo unico al mondo, la regina delle acque, è rimasta tale, anzi forse è aumentata, anche se, purtroppo, tante cose sono cambiate: alcune in meglio, altre in peggio. L'evolversi (o l'involversi?) del sistema ha portato all' inflazione del mercato delle testate alieutiche, oggi tutte un po' troppo uguali e banali, salvo alcune eccezioni. Anche l'ampliato interesse verso la trota marmorata è stata un'arma a doppio taglio. Da un lato ha sortito l'effetto di farla conoscere meglio ed apprezzare da parte di un pubblico più vasto; dall'altro c'è stato uno smodato interessamento nei suoi confronti, tanto che è diventata oggetto di ricerca e di studi scientifici approfonditi, in molti casi tutelativi, in altri speculativi. Fatto questo preambolo, ringrazio l'amico Vainer Mazzoni ed il Presidente dello S.C.I., Mario Narducci, per avermi dato la possibilità di scrivere questo testo, che spero sia di aiuto alle generazioni attuali e future di giovani lanciatori.

La regina dei corsi d'acqua del Nord Italia

Non mi soffermerò qui sulle note di sistematica, che ciascuno potrà trovare, ed approfondire a piacimento, su numerosi testi scientifici e divulgativi, quanto sui problemi oggettivi che minacciano questo prezioso endemismo padano-veneto, per proseguire poi con un breve excursus sulle attuali possibilità di pesca a spinning, con chiaro riferimento all'esperienza personale.

Se dovessi descrivere la situazione delle popolazioni italiane di Salmo "trutta" marmoratus, la definirei stabile, con tendenza al miglioramento in alcuni ecosistemi e in peggioramento in altri. Se si considera che la trota marmorata è specie protetta, considerata "in pericolo" nella Lista Rossa dei pesci d'acqua dolce indigeni in Italia" e "specie d'interesse comunitario, la cui conservazione richiede designazione di zone speciali per la conservazione" dalla Direttiva 92/43/CEE, nota anche come Direttiva Habitat, si potrebbe essere anche abbastanza ottimisti sul futuro di questo salmonide, anche perché le attuali misure protettive sono sufficienti, in genere, a tutelare almeno un atto riproduttivo, in alcuni casi anche due. Infatti le misure minime sono generalmente fissate tra 40 e 50 cm di lunghezza totale, perlomeno nei corsi d'acqua di fondovalle. Anche gli esemplari trattenibili sono stati ridotti nel tempo a 1 o 2 capi giornalieri e, in alcune concessioni, a non oltre 10 esemplari annui. A livello gestionale sono poi sorte "Zone no Kill" o "A Trofeo", dove è possibile pescare solo con esche artificiali, con ulteriori limitazioni sul trattenimento (nullo o limitato ad unico esemplare giornaliero di misura minima elevata), ovvero di assoluta protezione della specie, i cui soggetti debbono essere sempre rilasciati. Purtroppo queste misure, efficaci ma soprattutto votate ad un approccio etico-comportamentale del pescatore, nulla possono contro quelli che ritengo essere considerati i due peggiori responsabili della contrazione della trota marmorata:

1) perdita dell'identità genetica del Taxon per introgressione dei ceppi, dovuta ai fenomeni d'ibridazione con la trota fario, immessa per incentivare la pesca dilettantistica;

2) Alterazione dell'habitat, in particolare di quello riproduttivo, in seguito ad artificializzazione degli alvei; prelievi di inerti; variazioni (anche imponenti) delle portate a valle delle dighe con effetti disastrosi sulle freghe; svasi di bacini artificiali ecc:

Perdita della biodiversità

Questo è forse il guaio più grave, difficilmente risolvibile se non con metodi drastici e impopolari, come si è fatto nella vicina Slovenia, bacino del Fiume Soca, Isonzo per noi italiani. Per recuperare la marmorata –e ci stanno riuscendo piuttosto bene- hanno fatto "solo" tre cose. Primo, hanno risanato l'habitat; secondo, hanno smesso di immettere trote fario, sostituendole con la trota iridea, che non si ibrida con la marmorata; terzo, hanno selezionato i ceppi geneticamente puri, utilizzandoli come base per ottenere, mediante fecondazione artificiale, la progenie da immettere nei loro corsi d'acqua. Si tratta comunque di passaggi impegnativi, che richiedono tempo e pazienza. La trota marmorata da noi rischia l'estinzione, non tanto come presenza (fenotipo), quanto come entità tassonomica. In altre parole, la maggior parte degli stock attuali risulta, in seguito ad analisi genetiche e molecolari combinate, ibidata con la trota fario, con genoma misto MxF. Insomma, i ceppi veramente puri si contano e, quel che è più grave, l'ibridazione pare ormai un fenomeno senza fine. Questo perché le pratiche ittiogeniche con trota fario perdurano nel tempo, nonostante gli sforzi profusi a livello gestionale per reintrodurre la trota marmorata nel suo areale d'origine. Sforzi senza dubbio encomiabili, tuttavia spesso vanificati dal fatto che la selezione favorisce in natura i ceppi più rustici e selvatici, ma non necessariamente le popolazioni pure. Vi sono casi, come quello del Torrente Avisio in Val di Fiemme dove, ad un evidente recupero della trota marmorata, almeno come fenotipo, non corrisponde un pari riscontro sotto l'aspetto genetico. La maggior parte dei soggetti analizzati, infatti, risulta avere un genoma ibrido MxF, ovvero marmorata x fario, con genotipo atlantico. E questa sembra essere, attualmente, la popolazione meglio inserita nell'ecosistema. Stessa situazione, anzi ancora più evidente, nel Fiume Sarca, dove la massiccia presenza di trote fario di ceppo atlantico condiziona fortemente la esigua popolazione di trota marmorata, sostenuta artificialmente con gli incubatoi di valle. Va meglio nei corsi d'acqua di fondo valle, dove la trota fario, pur immessa, ha minori possibilità di successo riproduttivo e a favore della trota marmorata giocano anche le notevoli dimensioni che è in grado di raggiungere. Alcuni riscontri positivi, sostenuti da Associazioni come lo S.C.I. si sono ottenuti nell'Adda, con il recupero delle uova in asciutta ed il conteggio delle freghe. A livello gestionale il recupero degli ambiti idonei alla frega, il mantenimento dei DMV e della continuità fluviale, associati alla cessazione di pratiche ittiogeniche scientificamente errate, ha permesso il recupero di una discreta popolazione di trota marmorata. Ciononostante, i risultati faticosamente ottenuti, possono essere rapidamente vanificati da situazioni contingenti imprevedibili, come una forte piena in periodo riproduttivo o asciutte improvvise.



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